Essere presenti là dove si è scomodi con una testimonianza vera

giovedì 2 ottobre 2014

Rivoluzione degli Ombrelli


Si comincia a parlare della “Rivoluzione degli Ombrelli”.  Che di fatto non è una rivoluzione, ma una manifestazione di protesta  dei giovani di Hong Kong.
Questa manifestazione che dura ormai da alcuni giorni, è chiamata impropriamente  “Rivoluzione degli Ombrelli”, perché  i manifestanti si sono tutti muniti di un ombrello per difendersi dai lacrimogeni e gas urticanti lanciati dai poliziotti antisommossa.

I mass-media, hanno deciso di parlarne,  ma lo fanno in maniera non molto chiara, in maniera semplicistica senza approfondire  i veri motivi della protesta, che è in fondo,  un profondo desiderio di democrazia.
 Nel 1998, la Gran Bretagna, riconsegna Hong Kong ai cinesi, così questa città stato, torna sotto il governo di Pechino.  Non era difficile immaginare che l’unione della città alla Cina avrebbe creato non pochi problemi.  Comunque dall’affare ci avrebbe guadagnato soprattutto la Cina, in quanto ha  potuto agevolarsi dell’economia avanzata dello stato, tutti i prodotti tecnologici che prima arrivavano in Italia con la dicitura Made in Hong Kong,  diventano made in China, la tecnologia invade la Cina, che fa un balzo incredibile nel presente… tenuto conto di quanto fosse arretrata nel 1998.
 I cinesi, al momento del passaggio, hanno promesso che Hong Kong avrebbe mantenuto un certa economia economica, ed anche politica, ossia un “stato unico con due governi”.  Avevano inoltre garantito che entro 18 anni ci sarebbero state libere elezioni.
In questi anni, il governo della città è stato assicurato da un governatore cinese, scelto da Pechino, accettato da un assemblea di economisti, finanzieri ecc. ecc..  

 Sono ormai passati 15 anni e il popolo chiede di poter eleggere il proprio governo, il proprio governatore  democraticamente. ..

Adesso, come farà la Cina, a dare un governo democratico a Hong Kong se non sa cosa è la democrazia?

La Cina nella sua lunga storia millenaria, non ha mai conosciuto un solo giorno di governo democratico. È passata da diversi re ad un solo re, dal re all’Imperatore, dall’imperatore alla dittatura giapponese con l’imperatore fantoccio per finire con la dittatura comunista…  dove troverà  l’ispirazione per dare un governo democratico alla  città stato.
Non potrà certo ispirarsi alla democrazia degli inglesi appena partiti.
Non potrà certo ispirarsi alla democrazia degli odiati americani.. non è il caso è una democrazia troppo complicata.
In Asia non ci sono stati democratici, specialmente negli stati arabi, ci sarebbe quella giapponese, ma quelli hanno l’imperatore e poi sono parecchi secoli che si odiano.

Anche in Africa di stati democratici non ne sono molti, ci sono dei re o dittatori che si fanno chiamare presidenti.. ma che di democrazia popolare c’è ne molta poca.

Infine c’è l’Europa, escludendo tutti gli stati che hanno i Re, modelli inapplicabili, anche quelli dell’est con democrazie ancora da verificare… rimangono tre stati : Germania Francia e  Italia.

Tra questi tre stati, la democrazia più interessante per i cinesi è quella italiana… dove gli elettori eleggono gli eletti.
Bellissima, il popolo va alle urne e trova già i candidati eletti, devono solo scegliere chi è più simpatico tra quelli in elenco.  Questa è una bella democrazia.. eleggere gli eletti.
Così la Cina ha preso come modello di democrazia l’Italia.
Pechino sceglie tre nomi e il popolo sceglie quello che più gli aggrada..  solo che al popolo non gli aggrada proprio il modello di democrazia, specialmente agli studenti .. che così sono scesi in piazza.

Però devo dire che dopo che Hitler  disse che il suo modello politico era Mussolini,  che Berlinguer invento l’euro-comunismo, e che adesso la Cina scelga il nostro modello di democrazia … mi lusinga.
Mi lusinga molto…..  

lunedì 29 settembre 2014

Ente Paesaggio Urbano Protetto

Già in passato mi sono soffermato a fare riflessione ad alta voce sull’importanza strategica e culturale del comprensorio Santa Maria della Pietà.
 
Un volta superata l’idea del Parco, per entrare nell’idea del Paesaggio Urbano Protetto, dovrebbe iniziare un processo culturale di revisione sul  progetto futuro del Comprensorio.

Io ho un idea, un idea di farne un centro unico in Roma e forse in tutta Italia, un centro servizio e culturale dei romani.

Il primo passaggio da fare  non può che essere la creazione del “Ente Autonomo Paesaggio Urbano Protetto” ,  in quanto il modo di gestire fino ad aggi il comprensorio è decisamente fallimentare, basta vedere gli innumerevoli padiglioni in stato di abbandono e che l’attuale ente di gestione non riesce a gestire in modo proficuo.
Creare un ente autonomo capace di auto gestirsi, e non pesare così sui contribuenti e nello stesso tempo essere al servizio dei cittadini.

Un Ente  che trova la sua sussistenza economica dalle sue stesse risorse, in un connubio di interscambio ente locali e volontariato.

Quindi L’Ente avrà come scopo principale la “Gestione del Comprensorio” troverà i fondi necessario nell’affittare i vari padiglioni a enti pubblici o semi privati e nel realizzare all’interno dei padiglioni attività culturali auto finanziate.

Con la creazione dell’Ente autonomo, i vari enti già presenti nei vari padiglioni (Asl, Comune, Università ecc ) pagheranno un affitto di valore sociale, più le spese condominiale quali la gestione della sorveglianza, la pulizia del parco e la manutenzione degli spazi comuni.

Inoltre l’Ente dovrà sviluppare un piano di recupero di tutti i padiglioni e revisione delle assegnazioni.  Per eliminare o almeno abbattere l’afflusso di macchine all’interno e forse necessario la creazione di un anello stradale all’esterno del comprensorio e portare gli enti con maggior afflusso di pubblico verso l’esterno, dove ci sono  alcuni padiglioni grandi ma semi abbandonati.

Al Padiglioni centro del Comprensorio andrebbero destinati alla cultura. Il pad 28 potrebbe essere destinato ad ospitare una biblioteca e uno spazio ludoteca per giochi da tavolo per adulti e bambini. Un bar o caffe letterario o ludoteca per chiunque senza essere per questo inscritto a una associazione specifica.

Altri due pad. si possono creare due musei uno scientifico in unione con le scuole superiori del territorio, e l’altro un museo del territorio fatto di cittadini con uno spazio alla via Francigena che nasce o finisce in questo municipio.

L’ex lavanderia potrebbe essere lo spazio comune per manifestazioni teatrali, proiezioni di film o luogo di dibattiti ecc…

L’ente dovrà trovare le forze lavoro in un misto di stipendiati e volontari, dando la possibilità ad anziani pensionati l’opportunità di avere un ruolo attivo anella società. Un associazioni di cittadini per il controllo, sorveglianza o piccola manutenzione sua del parco che dei due musei.

C’è bisogno di fare un salto di qualità, di cambiamento di pensiero e rivedere il vecchio sogno  o progetti .. e iniziare un percorso nuovo e rivoluzionario.

Finora  quello che è stato fatto non ha portato  grandi frutti, anzi tutto il Comprensorio sta vivendo una terribile agonia…..
  


art 18....



Nel 1970, dopo anni di lotte, finalmente viene legiferata dal PArlamento italiano la legge 300/70 chiamata  comunemente “Lo statuto dei lavoratori”.
Se fu chiamata così un motivo c’era.  Forse perché finalmente dopo anni di battaglie sindacali sul diritto al lavoro i lavoratori avevano una legge che li tutelava, li proteggeva dalle vendette, dalle ripicche dalle illogiche scelte di molti “padroni”. 
Bisognerebbe mettere una materia nuova nelle scuole superiori.. storia delle battaglie sindacali.
Quando ero bambino, ricordo di quando il netturbino, oggi chiamato operatore ecologico, all’epoca monnezzaro, passava casa per casa a raccogliere la monnezza.
Abitavo in una casa popolare dove la porta di casa si apriva su lungo corridoio-ballatoio, dove c'erano le porte di altri cinque piccoli appartamenti.
Ad una certa ora del mattino si sentiva una voce in strada che strillava: “monnezza, monnezza”.
Mia nonna, si sbrigava a mettere il secchio della pattumiera, pieno di monenzza, fuori della porta, così come facevano gli altri inquilini, dopo pochi minuti ecco apparire il monnezzaro con il suo sacco di iuta in spalla. Sbrigativamente   svuotava i secchi pieni di monnezza nel suo sacco di iuta, poi  se lo caricava sulle spalle e via verso il ballatoio successivo. Se ripenso al passaggio del monnezzaro,  ricordo l’orribile puzza che lasciava dietro di se e lo sgocciolare dell’umido dal sacco di iuta.
Quando iniziai a fare sindacato, un giorno il segretario provinciale, in vena di ricordi di lotta sindacale, si mise a raccontare di come aveva organizzato una protesta, affinché le sede di lavoro della Nettezza Urbana fossero fornite di docce per i lavoratori, per lavarsi a fine turno.

Una volta quando ero giovane senza lavoro, mi offrirono un lavoro per un paio di giorni, ripulire di muffa qualcosa  come 3/4 quintali di pecorino sardo, tutte forme di 4 chili circa…
Per due giorni seduto su panca, con un grembiule sul grembo, con  un piccolo coltellino a ripulire forma di pecorino pieno di muffe. La sera dopo qualcosa come 10 ore di grattuggiamento  riprendevo l'autobus, il 409, per tornare a casa.. e la gente sull’autobus stava ben lontano da me… puzzavo eccessivamente di pecorino.
Immaginate quei poveri monnezzari quando tornavano a casa a fine lavoro, senza essersi lavati….

Oggi, l’idea del sindacato che la gente ha e ben lontana dal ruolo che avuto negli anni passati.
Bisognerebbe studiare a fondo la lotta sindacale, la lotta per un lavoro giusto, per il rispetto personale del lavoratore, se ne dovrebbe fare una materia scolastica.

Una volta bastava un batter di ciglia per essere licenziati senza motivo, non essere pagati a fine settimana, lavorare per 10 ore al giorno ed essere pagati per la metà della prestazione, lavorare a cottimo (finire il lavoro entro un certo periodo, altrimenti non eri pagati).  Certo sono cose che accadono anche oggi, ma oggi ci si rivolge la giudice del lavoro e si ottiene giustizia, all’epoca non c’era nessuna tutela per i lavoratori, non c’erano leggi  di tutela. 

Oggi si pensa di cambiare l’art 1.
Prima di prendere una decisione sul sentito dire, sulle chiacchiere dei vari politici, giornalisti e commentatori in tv… leggetelo attentamente… e ricordatevi che la lotta contro:
… Il salario iniquo e ingiusto
… i licenziamenti ingiusti e senza giusta causa
… il mobbing, le discriminazioni e le ingiustizie nel mondo del lavoro
… il lavoro precario e il cottimo.
… la sicurezza sui posti di lavoro.

non è terminata anzi…..  

giovedì 25 settembre 2014

Quando c'erano i comunisti



Quando c’erano i comunisti.

Quando c’erano i comunisti,
in ogni quartiere
c’era sempre una bandiera rossa al vento
sulla porta d’ingresso, della sede del partito.
Quando c’erano i comunisti.

Quando c’erano i comunisti,
c’era sempre un segretario del partito
che leggeva le lettere dei compagni
scriveva lettere ai parenti lontani
compilava moduli per burocrati ostinati.
Quando c’erano i comunisti.

Quando c’erano i comunisti,
c’era sempre un compagno
che ti offriva un bicchier di vino, altri tre per una partita a carte.
c’era sempre un compagno per parlare di politica
e qualche “pretino” da catechizzare sulla lotta del proletariato.
Quando c’erano i comunisti.

Quando c’erano i comunisti,
c’era sempre un giornale aperto sopra un tavolo
è un altro in bacheca da  far leggere a chi passa,
c’era sempre una tv disponibile per ascoltare le tribune politiche
e vedere la partita di calcio la domenica a sera.
Quando c’erano i comunisti

 Quando c’erano i comunisti,
eravamo adolescenti pieni di speranza.
Speranza che avremmo
cambiato il mondo, sconfitto l’ignoranza, dato lavoro per tutti,
 e assegnato una casa bella e pulita,

Che nostri figli avrebbero studiato
sarebbero andati all’università
e divenuti
professori, dottori ingegneri  e politici  seri e onesti
Che avremmo vissuto un vecchiaia serena.

Quando c’erano i comunisti.
(settembre 2014)

Quando marciavamo....


 
Quando
marciavano compatti gridando:
viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tze Tung
sapevamo che noi eravamo
i contestatori,
i rivoluzionari.

Noi eravamo i progressisti
contro loro i reazionari
quelli che non volevano cambiare nulla
che volevano lo “status quo”
che tutto rimanesse
come era al tempo dei nonni dei nonni.



Noi,
con
le nostre camice a fiori,
gli eskimo militari
 i Roy  Rogers rivoltati alla caviglia,
il libretto rosso di Mao nelle tasche,
i nostri capelli lunghi e scapigliati,
noi
eravamo i contestatori e i rivoluzionari.

Oggi
questi giovanotti quarantenni
cresciuti all’ombra della contestazione giovanili
hanno smarrito
il senso delle cose.

Governano e si contestano.
Contestano e si governano.

(settembre 2014)