Essere presenti là dove si è scomodi con una testimonianza vera

mercoledì 13 aprile 2016

Mancato rinnovo del contratto è UNA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI

Sappiamo bene che il contratto di lavoro è un impegno tra le parti.
Ossia il datore di lavoro e il prestatore d’opera raggiungono un accordo sul lavoro da effettuare.
Il contratto di lavoro è l’impegno scritto delle parti.
Il datore offre un compenso per il lavoro prestato, il prestatore d’opera s’impegna a svolgere un determinato lavoro dietro uno specifico compenso.
 Il compenso che il datore di lavoro si presta a dare al lavoratore è frutto di un contrattazione ed è regolata dal norme contenute nel “Codice Civile” e da leggi dello stato  specifiche.
Ma a monte di tutto c’è l’articolo 36 della Costituzione: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.
È chiaro che la giusta retribuzione deve tenere conto di due fondamenti, di due pilasti fondamentali che non deve essere sotto pagato il lavoratore e non deve essere troppo oneroso per il datore di lavoro.
Il contratto sulla prestazione deve tenere conto delle reali necessità delle parti.
Garante della corretta “contrattazione” è lo stato che deve tutelare tutti i cittadini che in teoria sono uguali nei confronti dello stato e delle legge.
Infatti la costituzione italiana afferma che tutti i cittadini hanno pari diritti e doveri è in virtù di questo principio che lo Stato è garante di tutte le parti sociali e lo fa attraverso una corretta legiferazione che tutela i cittadini indistintamente dalla razza, lingua, religione, classe sociale ecc ecc

Quindi essendo la repubblica Italiana fondata sul lavoro ed è la prima dichiarazione sui diritti umani  degli italiani è non è un caso che gli articoli sul lavoro sono contenuti nella prima parte della costituzione, quella che tratta dei diritti degli italiani.

In sintesi l’italiano ha diritto al lavoro e al “giusto salario” ed compito della stato farsi garante di questi due principi.
Cosa succede quando lo stato diventa contemporaneamente “ garante e datore di lavoro” ?
Ed il caso in cui lo stato si relazionava con i dipendenti statali, in questo ruolo egli è stato “garante e  datore di lavoro”.
Con la costituzione dell’Aran questa anomalia si è parzialmente sanata… però ..
Il blocco dei salari in effetti è stortura nelle corretta relazione tra datore e prestatore d’opera, in quanto una delle due parti si sottrae alla contrattazione decidendo in proprio il valore del “salario”.
In questa operazione di negata contrattazione, lo stato Italiano viola il 36 articolo della Costituzione, in quanto non garantisce più :   ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro,  in quanto la valutazione del “giusto salario” è frutto di confronto tra le parti.
Con il blocco dei rinnovo dei contratti, e  i successivi rinnovi  lo stato si sottae ai suoi compiti di “datore e garante”

La battaglia del salario accessorio:
Da come si sono messe le cose, è ormai inevitabile che i lavoratori del Comune di Roma dovranno  restituire parte del salario accessorio se non tutto , di quello percepito fin dal 2008.. anche se il MEF va a ritroso fino al 1995…
La guerra sul salario accessorio è una battaglia che si rischia di perdere, perché  non è una battaglia tra i capitolini e lo stato, ma per certe versi tutta la categoria che è sotto il CCNL  Enti locali …
Lo stato non ha nessun intenzione di cedere nei confronti dei capitolini,  tale cessione potrebbe aprire  presupposto di cui si potrebbe avvalere tutte le amministrazioni degli Enti Locali che si trovano nella stessa situazione dei romani. ..
Lo stato non ha nessuna intenzione di cedere, in quanto vorrebbe dire un esborso in più per le sue casse, condonando così 360.000.000 di euro, che sono i soldi che il sindaco ha richiesto allo stato.

Continuare un braccio di ferro sul salario accessorio sembra destinato a perdere.

Diritti umani.

Bisogna spostare lo scontro su un altro livello, quello della violazione dei diritti umani.
Denunciare lo stato per un comportamento contro i diritti umani.
Il concetto del giusto salario, non è specifico della sola nostra costituzione, ma è un pensiero condiviso anche dalle stesse Nazioni Unite, dico condiviso in quanto la costituzione italiana e del 1947 e  La  Dichiarazione Universale dei Diritti del'Uomo, dell’ONU  e del dicmbre 1948 ed essa recita all'art.23:
"1) Ogni persona ha diritto al lavoro, alla libera scelta del suo lavoro, a condizioni giuste e soddisfacenti di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione;
2) Tutti hanno il diritto, senza discriminazione, ad un salario eguale per un lavoro eguale;
3) Chi lavora ha diritto ad una retribuzione equa, che assicuri a lui ed alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se opportuno, da ogni altro mezzo di protezione sociale;

Il comportamento dello stato nell’ essersi riservato il diritto unilaterale di non “contrattare” per oltre 6 anni dal 2009, (ma in realtà per gli ENTI LOCALI qualche anno di più) è una violazione dei diritti dell’uomo.
Lo stato decide da solo qual è “il giusto salario”, venendo meno ai principi di democrazia, in quanto imposto alle parti sociali, di garante e datore di lavoro.

Ricorso ad un super partes

La Corte Costituzionale interpellata si è espressa: In relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con le ordinanze R.O. n. 76/2014 e R.O. n. 125/2014, ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l'illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato. La Corte ha respinto le restanti censure proposte».

Quindi il blocco dei contratti è un illecito costituzionale, che a creato diseguaglianza tra cittadini, tra lavoratori, che ha creato danno economico e impoverendo le famiglie i cui proventi derivano dallo stipendio di capitolino.


Cosa resta da fare: ricorso alla corte europea.

 Un ricorso che si basa su due principi:
1.      Quantificare il danno dei dipendenti al erario statale percependo soldi in esubero.
2.      Quantificare il danno dello stato nel violare i diritti umani, non rinegoziando il costo del lavoro, negando una contrattazione sul lavoro tenendo conto del periodo 2006-2015.

Quindi un bella Class Action presso la corte Europea alla quale si chiede un ruolo super partes nel contenzioso  Enti Locali-Stato.

                                                                                                       Silvano .












lunedì 4 aprile 2016

Facciamo un parco inclusivo

Voglio raccontarvi una storia, una storia di quelle strane, che quando c’è un buon Re, un buon governante, intelligente e capace, non dovrebbero accadere. Perché un buon, Re, si circonda di governati che hanno cuore i suoi sudditi.

In un paese lontano, lontano, oltre gli incroci pericolosi e proibiti della vita, al di là di valli e colline fiorenti, al di là del paesaggio contadino e rustico, dove le antiche strade tufacee scorrono sotto pochi centimetri di terra, c’è una capitale tutta nuova gagliarda e bella.

I cittadini della capitale erano felici, avevano quasi tutto di quello che loro necessitava, una chiesa provvisoria, un bel centro commerciale comprensiva di posta, di un banca, il capolinea dell’autobus, purtroppo mancava una farmacia, si perché la più vicina era a solo meno di un km, troppo lontana, però c’erano tre bar e tre pizzerie e anche una sala scommesse. Avevano un problema l’antenna della radiofonia, che presto l’avrebbero montata, ma non sapevano bene dove metterla ancora se a nord o a sud della capitale, il problema era ma le onde elettromagnetiche  sono più pericolosi se vengono da un lato o dal altro? Sono più pericolose, se vengono dal tetto del centro commerciale o da costruzione messa in mezzo al prato? A questo ancora non si riesce a rispondere, ma presto anche loro avranno la loro antenna per la onde elettromagnetiche.

 
Ma il fiore all’occhiello della capitale era il parco. Un bellissimo parco pieno di sole, con un immenso prato dove i bambini scorrazzavano felici. C’erano pochi alberi, però erano stati piantati e presto il vialetto con fondo sterrato sarebbe stato un bel viale alberato. Nel parco c’era un bellissimo gazebo, vi facevano tante cose riunioni dei cittadini, convegni, sagre, feste pubbliche e private e poi cene e pranzi tante cose belle. C’era pure una cabina telefonica del tipo inglese, ma non serviva per telefona, oh no! Serviva per scambiare libri, una cosa fichissima. Poi si faceva sport, c’era un campo di basket e calcetto, anche se era sempre chiuso, però c’erano tanti pei giochi per bambini, scivoli, altalene ed anche una fontanella con acqua fresca.
L’ingresso però era “esclusivo”, perché non tutti potevano entrare, neanche i cani, i  migliori amici dell’uomo poteva entrare. L’imperatore che governa dal Campidoglio, aveva scritto in suo editto che potevano entrare  condizione che fossero al guinzaglio, con la museruola se erano di grossa taglia e i padroni fossero educati e civili da raccogliere le “feci” in caso “fecessero”  passeggiando.
E con i cani, tanti altri erano esclusi dal splendido parco, tante altre cose e persone perché questo era un parco “ESCLUSIVO”.


Allora i governanti della città, bravi e intelligenti, pensarono di fare un parco “inclusivo” ossia un parco per tutti. Ma tutti, tutti, esclusi i cani.. loro no. Già perché anche questo parco non è aperto agli amici a 4 zampe, chissene frega del legame affettivo che ci può essere tra un bambino e il suo amico pelosetto, purtroppo questi sono esclusi anche dall’ “inclusivo”.

Dove hanno realizzato il parco “INCLUSIVO”?
Proprio davanti il parco “ESCLUSIVO”, cosi questi diventa più “ESCLUSIVO” di prima.
Quindi in questa capitale lontano, lontano, c’è viale con due parchi uno di fronte all’altro, su un lato abbiamo  uno “esclusivo”, di fronte sull’altro lato abbiamo quello “inclusivo”. Così l’esclusivo  ha un motivo in più per essere ancor più “ESCLUSIVO” ossia “esclusivissimo”.
Ma in tutto questo non c’è un velo di discriminazione, una velate ma violenta discriminazione. Non c’è in questo un qui si e lì no?
None più onesto, più giusto, più corretto rendere il parco pubblico “esclusivo”.. “inclusivo”?
Adeso abbiamo due parchi uno di fronte all’altro uno al pregio di essere “inclusivo” e uno di essere l’altro, abbiamo una sottile barriere mentale, una sottile discriminazione s’infiltra nel pensiero collettivo: ti abbiamo fatto un parco tutto per te, per favore non chiedere altro e non venire nel nostro.

Però è un bel paese felice, a buon intenditore poche parole.


venerdì 22 gennaio 2016

Elezioni amministrative 2016.... fate il vostro gioco



Quando Enzo Tortora, tornò in televisione per presentare la trasmissione Portobello, dopo le amare vicende giudiziarie, le prime parole, rivolgendosi ai telespettatori, furono: “Dove eravamo rimasti ?”.
 In questa analisi della situazione politica romana,  riparto da dove ero rimasto, perché considero, il periodo Marino, una sospensione della politica, un periodo difficile da analizzare in merito all’operato dei partiti, in questi 20 mesi hanno predominato la scena politica più  i singoli che non i partiti, che sembrano essere spariti dalla vita politica, quindi,  dall’analisi del voto del maggio 2013 alla luce di oggi.

Dall’urne sono uscite quattro realtà politiche ben distinte,  tre possono in fondo dichiararsi soddisfatte del risultano una no…
Abbiamo:
centro sinistra con l’alleanza intorno a Marino e il PD con il 42% di voti
centro destra con l’alleanza intorno ad Alemanno e il PDL con il 31%
il Movimento 5 stelle con 12,82 %
lista Marchini con il  7.81%


Centro Sinistra
 Parto in questa mia analisi dal centro sinistra e il PD, il partito che ha non ha governato Roma, in questi mesi, ma ha subito passivamente la gestione istrionica di Marino.
Il successo di Marino e del suo 42 %dei voti all’interno dell’alleanza è cosi composto:
il PD con il 26.26 %
lista civica Marino con il 7.41
SEL  con il 6.25%
Centro Democratico con il 1.45.
Totale  42%

Il Pd dunque, in questa nuova tornata elettorale, parte con il 26.25% di voti dei romani, voti che ne fa il primo partito di Roma.
Questo è il risultato da qui parte il nuovo candidato del PD alla carica di Sindaco. A questo 26% dovrà unire i voti che riuscire a legare alla sua persona e non al partito, voti che arrivano dalle liste civiche.
La lista Civica di Marino ottenne un buon 7, 41%, se la lista civica legata al nuovo candidato ottenesse lo stesso risultato gli permettere di superare la quota 33% che gli garantirebbe il ballottaggio..
Per avere una garanzia di ballottaggio il Pd l’avrebbe con i voti di Sel (forti di un 6.25%)… ma questi non sembra avere voglia di correre insieme al PD.

Prima di avere la certezza di essere candidati,  bisogna passare per le forche caudine delle primarie.

Ora il PD, l’asso per la carica di sindaco l’ha calato, Roberto Giachetti, il quale partecipa alle primarie, con la benedizione solenne di Renzi, con alle spalle la macchina da guerra del PD.
Però prima bisogna trovargli almeno due candidati per fare le primarie, è fingere che la sua non sia una candidatura imposta dall’alto, due figure importanti,  che devono sacrificarsi alla sceneggiata delle primarie, poi saranno ben ricompensate.
Bisogna trovare anche figure di spicco di partiti eventualmente alleati, come fu in passato, per fare alleanze elettorali.
Allora ecco Giachetti invitare Sel e Marino a scendere in campo per sfidarsi nelle primarie.
Personalmente, non credo che Fassina scelga come luogo di confronto con il Pd di renzi le primarie. Non credo che accetti di farsi massacrare dalla macchina da guerra del PD.
Giachetti potrà contare su elettorato di oltre 300.000  voti, quelli che votano PD, Fassina potrà contare sul pacchetto di voti di SEL, di qualche fuoriuscito dal PD e qualche infiltrato che tenta di squilibrare il voto. La base di voti da cui parte è di 60.000 di SEL più gli altri potrà arrivare ad avere un bacino di voti di 100.00, poca roba.
Credo che Fassina non ha nessun interesse di andare allo scontro con il PD alle primarie, dove in caso di sconfitta il risultato peserebbe su tutto il suo futuro politico, perderebbe prestigio all’interno di Sinistra Italiana a scapito di Vendola.
Meglio sfidare il PD alle urne, perché partendo da un base del 6.25, unendo i  fuoriusciti del PD entrati n Sinistra Italiana, potrebbe ottenere un 7/8% di voti e quindi cantare vittoria e rilanciare la sua immagine personale.

Marino, se lui, accettasse di fare le primarie su quali voti potrebbe contare? Su quelli della sua lista civica? Quanti dei 70.000 voti della lista andrebbero a votare Marino alle primarie?
Saprebbe da solo resistere alla propaganda contraria che metterà in campo il PD?  
Partecipare solo per farsi vedere, perché senza fondi del PD, senza altri partiti alle spalle difficilmente otterrà un risultato soddisfacente e potrebbe concludere la sua carriera politica. Più conveniente sfidare il PD e il suo candidato alle urne dove un risultato dal 5% in su sarebbe un grande risultato, lo rilancerebbe  e lo potrebbe poi vendere al futuro sindaco di sinistra, per poltrone di  prestigio in altri luoghi.

Alle urne a giugno la sinistra potrebbe avere tre candidati autonomi alla poltrona di sindaco… Giachetti, Fassina e Marino, tutte e tre  del PD.

CENTRO DESTRA
La situazione è molto più complicata.
Il PDL  romano si è frantumato in diverse liste, movimenti, partiti,  e tra loro non scorre molto amicizia.
In questo momento l’unico partito che da una certa garanzia a destra è Fratelli d’Italia, forte di un discreto risultato all’elezioni del 2013, ma che in questi mesi  non ha saputo mettere in piedi un progetto inclusivo per problemi legati nel bene e nel male al suo leader, troppo brava e troppo giovane.
Allargare la base, vuol dire anche allargare i vertici e la sua dirigenza non sembra molto propensa ad aprire le porte, specialmente dopo l’attacco duro Alemanno-Fini, respinto con molta fatica.
Nel centro destra adesso oltre Fratelli DI  abbiamo i resti di Forza I., senza più nerbo, idee e presenza sul territorio, poi il NCD, un ameba nel panorama romano… i Riformisti e conservatori di Fitto, il movimento di Alemanno, la Destra di Storace, quelli di Sveva Belviso…
La destra romana sta diventando sempre più un arcipelago di partitini.
È difficile che un esponente forte di uno dei tanti partiti trovi l’appoggio degli altri, ne sono previste le primarie del centro destra… dove un candidato potrebbe avere l’elezione e benedizione del popolo di centrodestra..
Bisognerà trovare un candidato esterno alle logiche di partito, ma che sia credibile e votabile.

Il centro destra così come è oggi difficilmente potrebbe eleggere un sindaco, rischia anzi di trovarsi fuori dal ballottaggio ed avere una presenza scarna nell’assemblea capitolina.



IL MOVIMENTO 5 Stelle

I consiglieri del M5Stelle sono stati gli autori, non so quanto consapevoli della caduta di Marino. Di fatto, con il loro operato in questi 20 mesi,  non sembrano essere all’altezza di guidare una grande città. Specialmente la capitale.
Non basta avere un sindaco e qualche consigliere per governare, serve una classe dirigente, un forte e bravo gruppo di amministratori per governare e ottenere buoni risultati.
La giunta Alemanno ha avuto il suo punto debole proprio nella mancanza di una classe dirigente di destra all’altezza, il PCI; DS E poi PD che hanno governato per 19 anni Roma, hanno creato una classe dirigente di sinistra  inamovibile.
Quindi mi pongo una domanda: Ma al sig. Beppe Grillo interessa la poltrona del sindaco di Roma, vuole che un suo fedayn diventi sindaco della capitale?
Secondo me no.

Altrimenti come si spiegherebbe la perdita di voti nel 2013 tra le politiche e le amministrative?
Nelle politiche il M5S ottenne il 27%  però alle amministrative ottenne un misero 12,82% perdendo ben 14% di punti,  se avesse ottenuto il punteggio delle politiche sicuramente avrebbe partecipato al ballottaggio.

Quindi il vero problema è:  per cosa concorre il M5Stelle?  Per avere dei consiglieri dento l’assemblea capitolina o veramente per la poltrona di sindaco ? Quanto si impegnerà Grillo nella campagna di Roma?

Intanto deve trovare il modo di scegliere un candidato credibile, capace e votabile.


LISTA MARCHINI.

Quale sarà  l’operazione geniale di Alessandro Onorato questa volta? Uscito dal PD, entrato nell’UDC dal quale ne uscito per unirsi con Marchini.
Il risultato del  7% della lista è stato un grande risultato, considerato che sono solo due i veri esponenti di questa lista: Onorato e Marchini.
 Adesso è geniale l’idea di Marchini di organizzare delle primarie del centro, un tentativo di accorpare i desaparecidos del centro, i veri moderati. Un tentativo di allargare la base del loro consenso.
Per aspirare a diventare una realtà più forte nel consiglio o di poter aspirare alla poltrona di sindaco deve aumentare il proprio consenso.
È difficile per la lista Marchini trovare alleanze con altri partiti, per due motivi:
-          Marchini è interessato solo alla poltrona di sindaco, la sua politica è finalizzata solo a quel successo.
-          Onorato è un cavallo che corre da solo fuori da ogni logica d partito, lui è l’inizio e la fine della sua politica, dà poche sponde agli alleanti e non riesce a stare all’interno di un partito fortemente strutturato, però è un genio della politica ed ha un grande successo personale .

Cosa farà Onorato questa volta?

Inizia il giro delle carte al tavolo…..

sabato 16 gennaio 2016

Ma come stanno le cose?

Sono, alcuni anni ormai che tutta l’Europa si trova in Deflazione, ossia  in “decrescita felice” come proponeva Beppe Grillo qualche anno, ora invece urla attenti al pericolo deflazione.

Cosa è :  La deflazione è il contrario dell’inflazione, mentre con l’inflazione si verifica un aumento di prezzi, con un disagio sociale ed economico delle classi meno abbienti, la deflazione implica che i prezzi dei beni, dalle case alle pizze, scenderanno perché manca il danaro disponibile a acquistare beni, oppure perché i beni prodotti sono eccessivi .

Cosa influisce principalmente sul costo dei beni? La manodopera.

Diminuire il costo dei beni come è possibile? Per diminuire il costo dei beni bisogna ridurre la manodopera-

Per capirci, se passo in un bosco e colgo una pera quanto mi costa … nulla.
Se passo al mercato e voglio una pera questa ha un costo.
Qual è la differenza tra le due occasioni, che nella prima non c’è nessuna interazione dell’uomo, la seconda è lì per il lavoro dell’uomo.
La pera se io la raccolgo da solo non ha nessun costo, ma se la raccolgo da un banco al mercato io devo pagare il lavoro di chi la coltivata, raccolta, trasportata, e la vende…  io pagando la pera pago quanti mi hanno permesso di mangiarla senza andare nel bosco a cercarla e coglierla.
Più pago chi ha lavorato per me, più pago la pera, meno pago chi ha lavorato per me meno pago la pera.

Come possiamo ridurre il costo del lavoro?

Principalmente attraverso due processi:

Pagando meno l’operato o il lavoro

Il datore di lavoro concorda con il prestatore d’opera un certo costo per il lavoro prestato o nella sua globalità o per una semp0lice ora di lavoro.
Mettiamo che i due si accordano: che l’ora di lavoro sarà pagata 10 € più una mancia di 2 euro al giorno.
L’accordo prevede una prestazione di 36 ore settimanali per 4 settimane.
Così a fine mese il datore di lavoro si trova a spendere 1442euro più 40 euro di mance.
Il datore di lavoro decide di non pagare più le mance, ecco che avrà un risparmio di 40 euro al mese è avrà abbassato cosi il costo della manodopera.


Aumentando la produzione mantenendo il costo orario del lavoro.

Il datore di lavoro concorda con il prestatore d’opera che pagherà per la pulizia di uno spazio di 200 mq  cinque ore di lavoro giornaliere a 10 € l’una.
Così a fine mese il datore di lavoro dovrà sborsare 1000 €,
Ma un giorno il datore di lavoro decide di non pagare più 5 ore ma 4 per lo stesso spazio.. quindi la spesa mensile scenderà  a 800 €
Il prestatore d’opera dovrà allo stesso costo di un ora di lavoro pulire uno spazio maggiore così abbiamo una riduzione del costo del lavoro.


Ora questa operazione sta avvenendo il tutta Europa, con sistemi diversi.

Ma come può lo stato, le regioni, le province e i comuni ridurre il costo del lavoro come avviene in tutto resto d’Europa?

Semplicemente quello che sta facendo.
1         blocco dello stipendio

2         riduzione del salario.


Blocco dello stipendio.

6 anni di blocco dello stipendio quanto risparmio avrà portato di risparmio nelle casse dello stato?
Difficile calcolare al centesimo, ma qualche mese fa si parlava di qualcosa come oltre otto miliardi di euro, ossia 8.700.000.000 di euro, in vecchie lire  16.791.000.000.000.
Il conto fa fatto  su quanto lo stato non verserà in più a motivo del blocco dei contratti.

Blocco dei contratti e l’aumento del costo della vita, il salario dei dipendenti pubblici perde valore d’acquisto mentre i servizi aumentano di costo.. quindi minor costo del lavoro e maggiori guadagni con l’aumento delle entrate (aumento delle tasse e dei servizi).
In questo modo il costo del personale diventa più leggero nel bilancio.

Riduzione del salario.
Il salario è fatto di due parti:  il contratto base e la parte variabile legate alle prestazione e servizi. La prima è intoccabile la seconda e negoziabile in trattative decentrate locali.
E sulla seconda che gli amministratori dello stato si stanno accanendo per ridurre le spese del personale.
Amministratori di ogni colore politico, con il gioco delle parti tutti gli esponenti politici sono impegnati a ridurre il costo del personale, dove non possono destra o sinistra ci pensano i puri del M5stelle, infatti il primo a scoperchiare il vaso del salario accessorio  fu il sindaco di Parma, esponente del M5stelle, il sig Pizzarotti,



Ormai il taglio del salario dei dipendenti del Comune di Roma è stato effettuato, il tentativo è quello di salvare le briciole che sono rimaste, ma in realtà l’amministrazione punta anche alle briciole.
Con il taglio fatto, il comune andrà a risparmiare una gran bella cifra…  se secondo il MEF nel mese di Giugno 2013 il salario accessorio era di 350.000 euro adesso è di 120.000.. fate voi la sottrazione.

Quindi deflazione è la parola d’ordine….. dei potenti….
Resistere è la parola d’ordine ….. dei lavoratori


lunedì 28 dicembre 2015

una domanda: Chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo ?


Tutta l’umanità.
Tutti gli uomini e le donne di qualunque popolo, nazione, razza, tribù o lingua appartengono si dividono in due grandi gruppi.

Ogni singolo uomo, ogni singola donna  si trova all’interno di  uno dei due grandi ed enormi gruppi.
Tutta l’umanità di si divide in “non credenti” e “credenti”.
In colo ro che non credono in nessun dio e color che credono in Dio.
In coloro che ritengono che non c’è nessuna divinità ultraterrena e coloro che ritengono che c’è una certa divinità ultraterrena.
Coloro che non credono si trovano dentro al loro gigantesco gruppo degli atei, tutti uniti nella negazione, o meglio nella affermazione che non c’è un mondo divino spirituale ultraterreno.

Il gruppo degli atei sono dentro a questa definizione: Si definisce ateo o atea chi non crede in alcuna divinità o ne nega l'esistenza.

Gli atei quindi, tutti insieme ritengono che non c’è nessuna divinità a cui credere, prostrarsi, pregare o semplicemente rivolgersi nel bene o nel male.
Non c’è nulla al di fuori dell’uomo.
L’uomo è il centro di se stesso
L’uomo è il fine stesso della sua vita.
L’uomo è il signore della sua vita.
L’uomo è padrone del suo destino.

Non c’è nulla al di fuori dell’uomo e del suo mondo.

Mi è sempre riuscito difficile dialogare con i non credenti o atei essi dicono: “non c’è nulla oltre noi… punto”.   Andare oltre non è possibile.

C’è una domanda che io pongo spesso ai miei amici atei, alla quale essi non sanno dare una risposta, o si rifiutano di dare risposte perché non ne trovano una soddisfacente  che possa  giustificare,  accreditare, confutare e rafforzare il loro ateismo.

La domanda è: Chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo.



                                                                                  Chi siamo, cosa siamo?
                                                        Siamo qui per sbaglio?
                    La vita è sorta per una strana combinazione degli amminoacidi?
                                 Ci siamo evoluti per errori della natura?
Qual è senso ha l’uomo sulla terra, è solo l’animale all’apice della scala della natura?
                      Dove va l’uomo?
                         Qual’è il senso della sua filosofia, della sua storia, della sua conoscenza?
       Dove va l’umanità ?
A che serve tutto quello che facciamo se tutto finsce con noi?
     
 Semplici domande… ma così difficile dare delle risposte

Gli atei vivono aggrappati all’unica vita che hanno, con l’angoscia della morte, del dissolversi della loro esistenza.
Vivono una vita senza futuro,
senza la speranza che qualcosa non finisca con la loro vita terrena,
vivono una lunga attesa della morte senza futuro.

Chiudo questo periodo con le parole della Bibbia che racchiude tutto il pensiero degli atei:

"La nostra vita è breve e triste;
non c'è rimedio quando l'uomo muore,
e non si conosce nessuno che liberi dal regno dei morti.
Siamo nati per caso
e dopo saremo come se non fossimo stati:
è un fumo il soffio delle nostre narici,
il pensiero è una scintilla nel palpito del nostro cuore,
spenta la quale, il corpo diventerà cenere
e lo spirito svanirà come aria sottile.
Il nostro nome cadrà, con il tempo, nell'oblio
e nessuno ricorderà le nostre opere.
La nostra vita passerà come traccia di nuvola,
si dissolverà come nebbia
messa in fuga dai raggi del sole
e abbattuta dal suo calore.
Passaggio di un'ombra è infatti la nostra esistenza
e non c'è ritorno quando viene la nostra fine,
poiché il sigillo è posto e nessuno torna indietro.
Venite dunque e godiamo dei beni presenti,
gustiamo delle creature come nel tempo della giovinezza!
Saziamoci di vino pregiato e di profumi,
non ci sfugga alcun fiore di primavera,
coroniamoci di boccioli di rosa prima che avvizziscano;
nessuno di noi sia escluso dalle nostre dissolutezze.
Lasciamo dappertutto i segni del nostro piacere,
perché questo ci spetta, questa è la nostra parte.

(Sapienza 2,2.9)